ANTONIO INFANTINO – 20 Agosto 2016

inf

Poeta, musicista, architetto, viaggiatore: nessuna di queste definizioni esaurisce Antonio Infantino, una delle figure più colte e geniali della cultura italiana. Lucano di origine e fiorentino per lavoro, Infantino ha attraversato l’Italia del dopo guerra e quella della beat generation, lasciando un segnale di straordinaria creatività. Il suo album Tarantella tarantata è stato definito da Gino Castaldo “un capolavoro del nuovo folk italiano”, di lui Fernanda Pivano (che lo convinse a pubblicare un libro di poesie, I denti cariati e la patria) ha detto: “È un personaggio che incarna in senso letterale alcune tra le cose migliori della cultura e dello spettacolo di questi ultimi 40 anni”.

Infantino ha le radici a Tricarico, in provincia di Matera, è autore di musiche che uniscono la taranta, il dialetto lucano e le percussioni. Prima Infantino aveva debuttato al Nebbia Club di Milano, era stato ospite fisso del Folkstudio di Roma, aveva esposto i suoi quadri alla Biennale di Venezia e aveva ospitato a casa il Living Theatre,  la compagnia teatrale sperimentale di New York. Amico intimo e inseparabile di Enzo Del Re, ha lavorato con Dario Fo, Francesco Guccini e Vinicio Capossela, che lo ha invitato a suonare al suo Sponz Festival nell’agosto scorso.

Abbastanza schivo e restio alle telecamere, adesso Antonio Infantino ha accettato di raccontarsi. Lo farà nel documentario prodotto dalla casa di produzione indipendente Ballardian Video “Antonio Infantino, una delle biografie possibili”, a cui stanno lavorando due giovani registi: Marco Giappichini e Vincenzo Libonati. “Infantino ha cantato i suoi compaesani e le loro esistenze: la raccolta delle olive, il carnevale, la terra dei briganti – spiegano gli autori -. La sua musica è mistica, ipnotica, fisica. Colta ma anche popolare. È un rito. Il legame con la terra e i suoi prodotti, il ritmo della vita scandito dai cicli dell’agricoltura. E poi, l’energia. Quella forza sprigionata dal terreno, dall’aria, dall’uomo che “spinge al rinnovamento e al nuovo” per liberare le civiltà contadine dalla miseria e dalla povertà”.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>