RARECA ANTICA feat. MARCELLO COLASURDO – 16 Agosto 2018

Il gruppo nasce dalla comune passione dei propri componenti per la cultura e l’identità della tradizione divulgata ed espressa nel canto, nella musica e nella danza. Dopo tanti anni di partecipazione alle feste tradizionali, di frequentazione di riti e cerimonie tradizionali, di raccolta e apprendimento sul campo della tradizione musicale e dei “suoni” nostri, di impegno in molte formazioni e gruppi dell’area campana, i Rareca Antica si sono ritrovati insieme nel progetto di riproposizione e divulgazione del repertorio popolare, in primis vesuviano, e di quello campano e del sud Italia. I Rareca Antica si possono definire un gruppo di musica tradizionale e popolare che si fonda sulla ricerca di canti tradizionali popolari religiosi, canti d’amore, canti di dispetto, serenate, ninna nanne, canti di lavoro. Oltre all’attenzione dovuta alla tammurriata, si dedica a tuttele altre espressioni musicali dell’area vesuviana e anche a quelle di altri balli del sud Italia.

Marcello Colasurdo è una maschera del Sud che personifica l’anima, passionale e folkloristica, di questa terra, del suo popolo, della sua storia.
Un cantore moderno delle antiche tradizioni popolari, umane, culturali ed emotive, di Napoli e della Campania, munito di una simpatia e di una carica comunicativa capaci di impreziosire notevolmente le sue gesta. Di umili origini, Marcello trascorre l’infanzia in diversi collegi, prima a Napoli e poi nelle Marche. Verso i 12 anni, la madre lo riprende con sé. La famiglia è molto povera. Vivono in un “basso” in fondo a un cortile della vecchia Pomigliano: un’unica stanza in cui si cucina, si mangia, si dorme; il servizio igienico è fuori, in comune con gli altri bassi. In collegio, Marcello ha conseguito la quinta elementare, quindi si arrangia, come tanti ragazzi poveri della sua età, facendo i lavori più svariati: garzone di barbiere o di bar, raccoglitore di patate e d’altro in campagna, cantante di matrimoni… Sono questi gli anni della formazione musicale da autodidatta, a contatto col ricco tessuto culturale, contadino essenzialmente, che ancora sopravvive a Pomigliano d’Arco, che in quegli anni si è trasformato nel più grande polo industriale del meridione

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